Si avvicina la fine dell'anno, tempo di bilanci. Così in un pomeriggio di sole e un po' freddo ho deciso di fare quattro passi per la mia città, cercando di fotografare il suo cambiamento dal punto di vista architettonico e commerciale nel corso di quest'anno.
La città sembra non cambiare mai e invece lentamente si trasforma, giorno dopo giorno: apre un negozio di qua, ne chiude uno di là... ed ecco che la città che c'era prima non esiste più, si trasforma. Succede anche a Rovigo seppure questa città possa apparire un po' ferma e statica. Invece non è così.
Incontro una persona a cui spiego le motivazioni per cui sto girovagando con la macchina fotografica appesa al collo... e mi dice: «Capisco, in effetti aprono e chiudono tantissimi bar, è un periodo di crisi, di precarietà, ma è una "precarietà dinamica"...».
Mi piace questa definizione di quello che sta succedendo: "precarietà dinamica", perché sembra contenere un aspetto positivo, ovvero un invito a non demordere, ad avere il coraggio di buttarsi, a credere in se stessi, a provare ad investire...
Ed ecco allora come appare il centro di Rovigo in questo fine 2014. Nessuna pretesa di proporre al lettore un'analisi completa, dettagliata, ma solo un punto di vista, per fare con la fotografia quello che la fotografia serve principalmente a fare: descrivere la situazione di un momento. Una istantanea della realtà nel suo continuo evolversi, nel suo divenire.
E poi, visto che come gruppo di fotografia ci siamo dati come tema annuale la "street photography", penso che anche questo servizio sia attinente. Perché nella fotografia di strada ci può essere o meno la presenza della persona, ma ad ogni modo l'ambiente è pur sempre frutto di una antropizzazione, di un segno dell' opera e dell'ingegno dell'uomo.
Infine, chiudo questa pagina con una frase rubata alla mia amica fotografa Martina "la fotografia è una cosa semplice. A condizione di avere qualcosa da dire". Si tratta di una celebre citazione del fotografo Mario Giacomelli.... Ma è meglio iniziare la nostra passeggiata senza perdersi in altre chiacchiere da bar ....
A proposito, partiamo proprio dal trasferimento del bar storico "El Cogheto", che da sotto il portico di via Cavour è passato in Corso del Popolo, sotto all'ex palazzo dell'Enel...
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sabato 13 dicembre 2014
domenica 30 novembre 2014
Toccata e fuga all'ex psichiatrico
Mattinata nebbiosa ed autunnale, in questo periodo hanno iniziato a comparire le nebbie così la tentazione di fare delle foto suggestive è forte. Mi alzo, è sabato, penso ad un luogo non troppo lontano da casa dove andare per fare qualche scatto... e ovviamente il primo posto a cui penso è l'ex psichiatrico.... anche perché non ci entro da qualche mese. E la voglia di vedere se è tutto ancora lì è molta. E poi dovendo andare a ritirare l'obiettivo grandangolare appena aggiustato in negozio, prendo l'occasione e decido di andare. Mentre sto andando penso che a volte sono i luoghi che ci chiamano. A volte sono le cose che vogliono farsi trovare. Come venerdì quando sono andato al mercatino dell'usato e fatalità ho trovato il libro Brum Brum di Giorgio Bettinelli che avevo intenzione di leggere dopo avere letto il primo "In Vespa" .... Entro e la sensazione è quella di essere veramente in un posto alla "Silent Hill".... Ho un po' il timore di incontrare qualche immigrato. Poi ho fretta, non ho detto a nessuno di trovarmi qui... mando un messaggio con watsapp alla mia ragazza.. tanto per informare qualcuno... c'è silenzio, intorno solo il rumore degli uccelli che al rumore dei miei passi scappano via... noto un pacchetto di sigarette gettato da poco... segno che qualcun altro è entrato di recente, forse un giorno due al massimo, magari mezz'ora.... resto lì poco ma vedo che è tutto come sempre anzi questo luogo sembra sempre più consumato e derelitto, l'estate accende di più i colori, l'inverno li spegne... però il mistero ed il fascino aumentano...
lunedì 3 novembre 2014
Noi andiamo fin là sopra!
«Noi andiamo fin sopra!» Dicono. «Ah!» esclamo ..... e intanto penso:«Ed io?? vado o non vado?....» Io no... io non ho avuto il coraggio di salire le scale, saranno stati dodici piani ad occhio e croce, contandoli da sotto. Guardandoli dal basso. Questo silos è altissimo come un grattacielo, come una montagna...
Si lo so, mi direte che sono un fifone, un po' come quando c'era da fare il quadro svedese alle scuole medie. Allora c'era da arrivare fino all'ultima fila di quadrati. Io mi fermavo alla penultima. Non si sa mai. Figuriamoci poi salire su questi silos... eppure le scale sono recenti, solide, perché qui hanno finito di portarci le barbabietole agli inizi degli anni '90, neanche tanto tempo fa quindi.
Quello di Bottrighe era uno dei tanti zuccherifici in questa zona, aveva iniziato la sua attività nel 1914, quindi ora avrebbe compiuto i suoi primi cento anni. Adesso però la proprietà è stata frazionata, tra diverse aziende, alcune delle quali sono ancora attive, invece una ditta per la lavorazione di polietilene aveva iniziato ma poi è fallita nel 2005.... una brutta storia...
Alla base dei due grandi silos c'è un capannone che era sicuramente un'autofficina perché c'è la buca per le riparazioni delle automobili... la riconosco, perchè ne ho viste fin da quando ero piccolo visto che anche mio padre faceva questo lavoro... poi visitiamo il piano terra che collega i due silos, dove c'è un lungo nastro trasportatore... usciamo di nuovo dallo stabile e più distante si vede la vecchia centralina elettrica, dove al primo piano ci sono ancora le cabine con tutte le leve per regolare l'illuminazione e la corrente elettrica dei vari settori.
Infine visitiamo la palazzina in stile liberty che a quanto sembra ospitava gli uffici amministrativi. Facciamo un po' di foto al piano terreno ma quando è ora di salire a quello superiore, notiamo qualcosa di strano... c'è un contatore elettrico, piuttosto nuovo, con una luce rossa accesa!
Alla base dei due grandi silos c'è un capannone che era sicuramente un'autofficina perché c'è la buca per le riparazioni delle automobili... la riconosco, perchè ne ho viste fin da quando ero piccolo visto che anche mio padre faceva questo lavoro... poi visitiamo il piano terra che collega i due silos, dove c'è un lungo nastro trasportatore... usciamo di nuovo dallo stabile e più distante si vede la vecchia centralina elettrica, dove al primo piano ci sono ancora le cabine con tutte le leve per regolare l'illuminazione e la corrente elettrica dei vari settori.
Infine visitiamo la palazzina in stile liberty che a quanto sembra ospitava gli uffici amministrativi. Facciamo un po' di foto al piano terreno ma quando è ora di salire a quello superiore, notiamo qualcosa di strano... c'è un contatore elettrico, piuttosto nuovo, con una luce rossa accesa!
Forse non è così abbandonato come sembra.. Sorpresi ed un po' delusi dalla cosa, decidiamo che è meglio rinunciare alla visita e alzare le ancore, non si sa mai... Poi in realtà siamo rimasti ancora lì sul piazzale... a fare che cosa? Lo scoprirete guardano il video... Comunque penso che questa sia stata l'ultima uscita della stagione per quanto mi riguarda....
martedì 21 ottobre 2014
Quando si abitava nella golena del fiume...
Case lasciate, svuotate, abbandonate perchè qui non si poteva più stare, non conveniva più abitare... chi abitava in golena, una volta, aveva anche una barca al primo piano della propria abitazione, perchè quando le acque del fiume si alzavano e poi strabordavano, e poi entravano al pian terreno, bisognava fare solo una cosa: salire sulla barca ed allontanarsi, lasciando lì quel poco che si possedeva... per poi farvi ritorno una volta che il fiume avrebbe battuto in ritirata...
Adesso una strada piuttosto fangosa e a tratti impraticabile con le automobili e che quindi decidiamo di percorrere a piedi, si infila tra i pioppeti che caratterizzano questo ampio lembo di terra che ancora oggi assolve la sua funzione di contenimento delle acque quando il fiume è in piena.
E ci accompagna a vedere gli scheletri di queste case, tra le quali, ad un certo punto si incontra struttura lignea creata per gli amanti del birdwatching. Un vecchio bar dove forse un tempo la gente si trovava, uno di quello con i bagni all'esterno.. e che adesso ha il pavimento di fango.
E ci accompagna a vedere gli scheletri di queste case, tra le quali, ad un certo punto si incontra struttura lignea creata per gli amanti del birdwatching. Un vecchio bar dove forse un tempo la gente si trovava, uno di quello con i bagni all'esterno.. e che adesso ha il pavimento di fango.
Qui il tempo sembra essersi fermato e camminando si è colti da un silenzio irreale disturbato solo dal rumore del vento che muove le foglie. Dalle finestre ai piani superiori delle case sembra che la natura abbia steso lunghissimi tappeti di erba. E che poi in questo luogo avvolto di mistero... sembra sia proprio qui che è venuto Lovecraft o che proprio qui abbia immaginato di esserci venuto e che proprio qui abbia pensato di incontrare uomini anfibio, gli uomini-uccello e cose così.. E adesso troviamo qualche scritta, qualche graffito.... si andrebbe ancora più avanti, sotto l'argine ma noi per questa volta ci fermiamo qui.
domenica 5 ottobre 2014
Il cimitero cancellato dal tempo
Più che abbandonato direi cancellato. O quasi. Perchè di questo cimitero, sepolto dalla vegetazione, da fuori non si vede quasi più niente, solo alberi erbacce, sterpaglie, rovi e spine, che ultimamente lasciano spesso la testimonianza del loro passaggio sulle mie braccia e gambe.. (e mi raccomando sempre di andare con le scarpe pesanti dopo esserci stato....) Questo posto dicevo anche se sai dove si trova non lo sai così di preciso perché per vederlo bisogna arrivarci dentro immergendosi tra questi rami spinosi e poco invitanti.. Una volta dentro, le tombe non si distinguono più perché madre natura ha fatto bene il suo lavoro, cancellando, con il suo esercito di vermi e batteri, di umidità, e muschio, piogge e venti, le fotografie e le scritte sulle lapidi, comecon la gomma si cancellano i segni di matita su un foglio di carta.
Così distingui a malapena i pezzi di marmo, quello che mi sconvolge di tutto questi è che c'è rimasta un'unica lapide ancora in piedi, con la foto della persona ritratta ancora piuttosto nitida... chissà perché ... e la seconda cosa che mi stupisce è che alcune lapidi riportando date che non sono poi più lontane di 60 anni fa.... in pochissimo tempo l'incuria dell'uomo ha lasciato via libera al deterioramento assoluto di questo luogo che sta per diventare sempre più un "non luogo". Quello che deve essere il luogo della memoria, della conservazione del ricordo è stato dimenticato...
Tante di queste erano tombe di bambini... poi si arriva in fondo e si vede un'ossario sul quale sono state asportate delle pietre ed è stato creato un foro attraverso il quale con l'ausilio di una torcia riusciamo ad illuminare le ossa al suo interno.
Devo dire che fra tutti i posti che ho visitato questo è quello che mi ha impressionato di più e che mi ha fatto notare quanto siamo effimeri ed anche ciò che dovrebbe restare a testimonianza del nostro vissuto, come una lapide in un cimitero, può scomparire come una foglia che cade nel terreno e da esso in breve tempo viene consumata, inghiottita, cancellata appunto.
Devo dire che fra tutti i posti che ho visitato questo è quello che mi ha impressionato di più e che mi ha fatto notare quanto siamo effimeri ed anche ciò che dovrebbe restare a testimonianza del nostro vissuto, come una lapide in un cimitero, può scomparire come una foglia che cade nel terreno e da esso in breve tempo viene consumata, inghiottita, cancellata appunto.
giovedì 25 settembre 2014
Come se fossi stato in sella con Bettinelli
Ho fatto un viaggio. Immaginario... sulla sella della Vespa di Giorgio Bettinelli, un viaggio leggendo le pagine di questo suo libro, che ho iniziato ad agosto di quest'anno e ho finito oggi..... in realtà questo viaggio, raccontato nel suo libro "In Vespa" edito da Feltrinelli, Bettinelli lo ha fatto tra il 1992 ed il 1993 partendo da Roma per finire a Saigon, dopo 24 mila chilometri fatti di asfalto, sterrato, buche, infortuni, difficoltà, maledizioni, innamoramenti, incontri avuti e mancati.
Il tutto era iniziato per caso quando ricevette in dono una vespa, mentre viveva accampato in un bungalow in Indonesia... anche il mio viaggio nella lettura è iniziato per caso perchè questo libro non l'ho scelto ma mi era stato regalato un'amica lo scorso anno, per il mio compleanno. L'avevo lasciato in parcheggio nella libreria come tanti altri ... poi mi sono deciso di prenderlo in mano...
Il tutto era iniziato per caso quando ricevette in dono una vespa, mentre viveva accampato in un bungalow in Indonesia... anche il mio viaggio nella lettura è iniziato per caso perchè questo libro non l'ho scelto ma mi era stato regalato un'amica lo scorso anno, per il mio compleanno. L'avevo lasciato in parcheggio nella libreria come tanti altri ... poi mi sono deciso di prenderlo in mano...
La fotografia direte, questa volta non c'entra ed invece c'entra perché Bettinelli ha imparato a fotografare i posti che visitava proprio durante questo viaggio e poi ha pubblicato un libro fotografico che vedremo se riuscirò a procurarmi.... anche perchè costa una cifra, non è più stato ristampato ed è rarissimo...
"In Vespa" è un libro che mi è piaciuto molto, mi ha fatto conoscere un po' dei posti che mi sono totalmente sconosciuti... viaggiare è incontrare persone, conoscere dei posti, restare affascinati e restare talvolta appiedati.....viaggiare avendo una meta è diverso che viaggiare senza avere una meta come testimonia Bettinelli...
Riporto qui alcune frasi del libro che ho sottolineato strada facendo e pagine voltando.....
" Wayan seppe stupirmi una volta di più con la bellezza del suo carattere, con la gioia genuina che gli nasceva dal vedere la gioia altrui. Avevo già imparato a riconoscere l'amicizia anche da questo: è proprio quando tutto ti va per il verso giusto che un amico vero non è invidioso di te, non gode nel denigrarti non cerca di sminuire agli occhi altrui il tuo benessere, ma ne fa piuttosto un motivo di benessere anche proprio".
"E' un destino crudele quello di chi ha un'anima ligia al dovere e un cuore fuorilegge"
"Quanto più si è contenti tanto più viene facile e costa poco, essere generosi"
"Ogni persona è una macedonia di segreti, e i suoi mezzi per sopravvivere durante il viaggio, i suoi turbamenti e le sue gioie, tra una manciata d'anni saranno dimenticati da tutti come la sua stessa carne e le sue stesse ossa"
"Nelle storie d'amore c'è sempre una grande componente di egoismo; ma nelle storie d'amore che ci si nega c'è un egoismo ancora più grande"
Poi come sempre quando finisco di leggere un libro mi dimentico il contenuto. Purtroppo.....
lunedì 15 settembre 2014
Poveglia, i fantasmi e soprattutto i rovi pungenti
L'isola per essere infestata è infestata...ma di erbacce e di rovi pungenti (Rubus ulmifolius), quindi attrezzatevi di pantaloni lunghi e di maglia a maniche lunghe nel caso ci vogliate mettere piede.
Di fantasmi, invece, nemmeno l'ombra, almeno di giorno... L'unica specie "aliena" è rappresentata da qualche turista spinto dalla curiosità o da sparuti gruppetti di esploratori urbani spinti dallo spirito d'avventura o dalla voglia di fotografare.
La nostra destinazione è nota, anche perché è riemersa non dall'acqua, ma dalle nebbie dell'indifferenza popolare per essere stata oggetto di vendita proprio quest'anno da parte dello Stato... e così da una parte si sono schierati i veneziani (povegliapertutti) pronti a difenderla con i denti (per non vederla finire nella mani di qualche facoltoso straniero, pronto magari a trasformarla in un albergo a cinque stelle come avvenuto per altre isolette della laguna - qui è possibile acquistare delle quote per sostenere il progetto) e dall'altra un imprenditore italiano che però ha fatto una offerta troppo bassa e quindi il primo round si è concluso con un niente di fatto. Per fortuna!
Di fantasmi, invece, nemmeno l'ombra, almeno di giorno... L'unica specie "aliena" è rappresentata da qualche turista spinto dalla curiosità o da sparuti gruppetti di esploratori urbani spinti dallo spirito d'avventura o dalla voglia di fotografare.
La nostra destinazione è nota, anche perché è riemersa non dall'acqua, ma dalle nebbie dell'indifferenza popolare per essere stata oggetto di vendita proprio quest'anno da parte dello Stato... e così da una parte si sono schierati i veneziani (povegliapertutti) pronti a difenderla con i denti (per non vederla finire nella mani di qualche facoltoso straniero, pronto magari a trasformarla in un albergo a cinque stelle come avvenuto per altre isolette della laguna - qui è possibile acquistare delle quote per sostenere il progetto) e dall'altra un imprenditore italiano che però ha fatto una offerta troppo bassa e quindi il primo round si è concluso con un niente di fatto. Per fortuna!
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