Devo dire che in una sola giornata non si riesce a vederla completamente perché oltre alle sedi ufficiali ci sono anche le numerosissime mostre del Circuito Off. La prima tappa per me è stata la consegna delle foto alla mia amica Urbex, Elvira Macchiavelli (http://urbexatinfo.blogspot.it/) che aveva esposto anche a Polesine Fotografia nei giorni scorsi.
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giovedì 12 maggio 2016
Siamo tornati a Reggio Emilia per Fotografia Europea
Viaggio a Reggio Emilia per Fotografia Europea. L'edizione ufficiale è la numero 11. Per me è la numero 3..... Quest'anno il titolo è "La via Emilia. Strade, viaggi e confini".
Devo dire che in una sola giornata non si riesce a vederla completamente perché oltre alle sedi ufficiali ci sono anche le numerosissime mostre del Circuito Off. La prima tappa per me è stata la consegna delle foto alla mia amica Urbex, Elvira Macchiavelli (http://urbexatinfo.blogspot.it/) che aveva esposto anche a Polesine Fotografia nei giorni scorsi.
Devo dire che in una sola giornata non si riesce a vederla completamente perché oltre alle sedi ufficiali ci sono anche le numerosissime mostre del Circuito Off. La prima tappa per me è stata la consegna delle foto alla mia amica Urbex, Elvira Macchiavelli (http://urbexatinfo.blogspot.it/) che aveva esposto anche a Polesine Fotografia nei giorni scorsi.
venerdì 1 aprile 2016
L'Hotel adesso è solo per gatti
Non siamo i primi ad entrare. Non saremo neanche gli ultimi. All'esterno come detto si incontrano gatti che si lasciano accarezzare e villeggianti o residenti indifferenti al nostro passare con cavalletti e macchine fotografiche davanti ai loro occhi....
Noi che vogliamo le rovine solo immortalare.
All'esterno un'altalena, troppo rovinata, non è più il sogno di bambini in vacanza. All'esterno una roulotte che con la natura ormai, si è quasi immedesimata e con l'erba ed i rami si confonde. Si immerge dentro al suo solitario e silenzioso destino.
lunedì 22 febbraio 2016
La determinazione di Lynsey, fotografa di guerra
Qualche settimana fa ho letto il libro di Lynsey Addario "In amore e in guerra". E' un libro che mi ha colpito al di là delle foto, ma penso che la prima cosa che trasmetta questo libro - diario della fotoreporter statunitense, sia la grande determinazione che lei stessa ha avuto nel volere svolgere questa professione, questo modo estremo di interpretare la fotografia.
Nel libro infatti, emerge il lato umano della fotografa, soprattutto quando descrive le rinunce che ha dovuto fare per realizzare il suo sogno, la rinuncia per esempio a stare con i suoi genitori, la rinuncia alle relazioni sentimentali. E e questo mi ha portato subito davanti ad un interrogativo, ad una riflessione, ovvero che possiamo arrivare, se ne abbiamo la fortuna, alla fine del nostro viaggio, inteso come viaggio della vita e potremo dire a noi stessi: "nella mia vita ho fatto tante rinunce ma ho sono riuscito a realizzare i miei sogni", o in alternativa potremmo dire a noi stessi: "ho fatto tante rinunce e ho rinunciato soprattutto ai miei sogni".
Lynsey nel libro racconta le sue esperienze nei luoghi di guerra, in Afganistan, in Iraq, in Libia. Sono situazioni di pericolo estremo: è stata rapita per due volte, un autista che l'accompagnava ha perso la vita. E' andata a fare foto anche quando era in stato di gravidanza. Sullo sfondo ci sono le vicende storiche, di tutte queste guerre che vedono coinvolti gli Stati Uniti, in particolar modo da dopo l'11 settembre 2001. Lynsey attraversa questi periodi storici, queste vicende con la sua macchina fotografica in mano e ci aiuta a capire nel modo in cui solo i fotografi di guerra riescono a fare.
mercoledì 3 febbraio 2016
La Certosa che sta per essere erosa dal tempo
Primo post dell'anno sui posti abbandonati. Anzi sarebbe il secondo ma il precedente l'ho dovuto cancellare per il rischio di divulgazione di segreti militari che avrebbero potuto compromettere la sicurezza nazionale... ovviamente ci scherzo su ma non si sa mai... Questo posto pensavo fosse abbandonato invece mi è sembrato mezzo abitato. Però una parte, quella sì sono riuscito a fotografarla. Trattasi di una certosa la cui costruzione iniziò il 7 marzo 1534 data in cui fu posta la prima pietra e venne ultimata nel 1623. In seguito al decreto della Serenissima Repubblica di Venezia, volto ad alienare le Comunità religiose con meno di 12 soggetti, nel settembre 1768 i cinque monaci rimasti furono costretti a lasciare la Certosa. Alcuni documenti testimoniano che nel 1797 venne saccheggiata dai francesi.
Come tutte le certose era suddivisa nella Casa Alta, dove vivevano i Monaci del Chiostro e nella Casa Bassa dove vivevano i fratelli conversi. L'ordine dei certosini fondato da San Bruno aveva come caratteristica quella di essere una unione di solitari in una piccola comunità. Ognuno dunque conduceva una vita molto solitaria, venendo in contatto con gli altri monaci solo in alcuni momenti della giornata come le celebrazioni liturgiche o nelle ricreazioni. I monaci certosini una volta alla settimana, generalmente nel primo giorno, si dedicavano allo spaziamento, una passeggiata di quattro ore circa, in cui potevano stare a contatto con la natura e parlare liberamente. Al vertice di ogni comunità c'era un Priore (Primus inter pares - primo fra i pari) e non vie era quindi un superiore.
martedì 29 dicembre 2015
l'Ex base Nato abbandonata
Monte Venda, anche se non è una montagna ma per poco, diciamo che è un po' come un ciclista che arriva al quarto posto. Non è sul podio non sale. Resta a terra. Il Venda bastava salisse un po' di più, da 603 metri a 610 ed era una montagna a tutti gli effetti. Invece lo è per toponimo. Si fregia del titolo di monte come un paese si fregia del titolo di città.
Detto questo sul Venda dagli anni '50 alla fine degli anni '90 c'era il ROC 1. Ovvero il Regional Operation Center della Aereonautica Militare.
C'era un bunker scavato dentro la roccia, per 1600 metri, mica uno! E da lì si controllava il traffico aereo, civile e militare. Ce n'erano tre in tutta Italia, uno sul Venda, uno vicino a Roma ed uno a Martina Franca, in Puglia. Poi come ha detto mio fratello, forse hanno inventato una app e tutto di colpo è diventato obsoleto.
Adesso ci sono una serie di casupole abbandonate sul pendio del colle più alto dei Colli Euganei tanto da chiamarsi montagna. E c'è rimasto il bunker, dove però non sono entrato. Mi sono accontentato delle casupole e di vedere la nebbia dall'alto... Più in alto c'è un'altra cosa che non ho visto i ruderi di un convento che si trovava in cima a questo colle. Pardon! Monte.
Questa montagna ed il suo bunker sono al centro di traversie giudiziarie, poiché molte famiglie di persone decedute a causa probabilmente del Radon (gas radioattivo di origine vulcanica) presente dentro la roccia chiedono di sapere la verità su cosa respirassero i loro famigliari, deceduti prematuramente a causa di tumori ai polmoni, nelle ore trascorse sotto terra.
venerdì 25 dicembre 2015
Le foto della tregua di Natale 1914
Visto che è Natale, e sono appena tornato dal pranzo della zia che mi basterà anche per la cena... ne approfitto per fare un post sulla fotografia naturalmente... e parlo della famosa Tregua di Natale del 1914 quando i due schieramenti di soldati, quello tedesco e quello inglese smisero di spararsi e uscirono dalle rispettive trincee.
C'è anche uno spot molto commovente realizzato lo scorso anno da una catena di supermercati inglesi (la Sainsbury) che racconta questo evento. Nello spot si vedono gli inglesi che la notte di Natale iniziano a cantare Silent Night ed i tedeschi dalla loro trincea rispondono cantando Stille Nacht. La stessa canzone, le stesse parole, la stessa musica, gli stessi sentimenti, la stessa fede.... Così in quel giorno santo, i tedeschi e gli inglesi posero le armi ed uscirono dalle trincee scambiandosi doni e stringendosi le mani e poi iniziarono anche a giocare a calcio....
Non so se sia andata proprio così, in realtà si parla di numerose tregue, anche perché l'allora pontefice Benedetto XV aveva chiesto ufficialmente che almeno nel giorno di Natale a cantare non fossero i cannoni ma gli Angeli.
martedì 15 dicembre 2015
La fotografia è un gioco?
"Pazzo è chi gioca e chi non gioca è pazzo". Ogni tanto mi torna in mente questo proverbio napoletano che ho letto da piccolo proprio durante una proiezione di diapositive.... Così lasciandomi andare con i pensieri nel box doccia con la spugna in mano e lo sciampo che scorre tra i capelli, reduce da una serata in qui si sta progettando una manifestazione dedicata alla fotografia, mi sono ritrovato a pensare che poco spesso si parla della fotografia semplicemente come gioco.... Si parla della fotografia come arte, si discute sulla funzione sociale, documentaristica della fotografia, si parla di generi fotografici. Si parla di tecnica, di strumentazione, di fotografia digitale contrapposta alla fotografia analogica. Io invece mi chiedo: è anche un gioco la fotografia? Cos'è un gioco? E' sicuramente qualcosa di divertente e quindi anche con la fotografia ci si può semplicemente divertire? Giusto? Tante volte quando uno si compra una macchina fotografica nuova gli si dice: "Ti sei comprato un bel giocattolino!"... Una volta ho letto anche che la differenza tra uomini e bambini sta soltanto nel fatto che i giocattoli dei primi sono più costosi. Era una affermazione velata di ironia, ma non del tutto falsa se ci pensiamo.
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